Fattoria Selvapiana

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Nell’immenso universo del Chianti vi è una zona (più propriamente sottozona) che a mio avviso possiede una rara capacità di regalare vini dal sincero legame territoriale: quest’area posta a pochi km da Firenze è la Rufina, ed il vino che più di tutti me l’ha scolpita nell’animo di degustatore è il leggendario Bucerchiale, un Chianti Rufina Riserva della Fattoria Selvapiana, azienda che ha contribuito a portare in alto il nome del Chianti fuori dai confini nazionali, e che ho avuto la possibilità di visitare nei giorni scorsi. Parliamo di una storica cantina fondata quasi due secoli fa dal banchiere fiorentino Michele Giuntini (lo stesso di Badia a Coltibuono n.d.r.), avo di Francesco Giuntini, che ha condotto l’azienda fino alla fine degli anni ’90, dopo una vita spesa nella valorizzazione del suo territorio attraverso il vino. Il suo lavoro è oggi portato avanti con la stessa passione dai suoi figli, Silvia e Federico, quest’ultimo che ho avuto il piacere di conoscere in occasione della visita. Non ero mai stato da quelle parti e percorrendo la strada di fondovalle che fiancheggia il fiume Sieve, non si ha l’impressione di trovarsi in una zona ad alta vocazione vinicola; mi trovo infatti a percorrere una vallata compresa tra due versanti montuosi e solo a tratti riesco a scorgere i vigneti.  Oltrepassato il punto che avevo impostato sul TomTom, faccio inversione dopo aver visto il cartello che indica la fattoria e proseguo su una strada che sale ripida fino alla magnifica villa/cantina, con lo scenario che cambia e diviene in pochi metri decisamente affascinante. Come anticipato pocanzi avevo appuntamento con Federico Giuntini che, dopo le presentazioni del caso, mi conduce in auto in un tour delle vigne. A mio parere è sempre il modo migliore per iniziare una visita, per conoscere un’azienda, la sua filosofia e i suoi prodotti, dai luoghi dove le uve forgiano il loro carattere unico e irriproducibile altrove. Nel punto più alto della proprietà sono posti a mo’ di anfiteatro i vigneti di Sangiovese dedicati al Rufina “base”, mentre riscendiamo lentamente verso la villa sono percettibili le differenze di esposizione, di allevamento e sesto d’impianto, soprattutto dei suoli, che sono principalmente argillosi ma mostrano variazioni in termini di tessitura e scheletro. Arriviamo così al tanto celebrato cru Bucerchiale, un vigneto composto da varie sezioni con filari anche di 50 anni, dove la differenza rispetto agli altri appezzamenti, oltre alla composizione del suolo, è data dall’esposizione a sud- sud ovest che, unita al particolare microclima, regala caratteristiche uniche al vino. Selvapiana non è solo Sangiovese ma ha investito molto in varietà d’oltralpe trovando gli spazi più adatti a varietà come Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot e Syrah. Produzione dunque basata solo su vini rossi, alla quale si aggiunge un raro Vin Santo. Ritorniamo in villa e Federico mi guida attraverso i vari ambienti, molti dei quali terminati negli ultimi anni, come il moderno locale di vinificazione, dove le uve vengono convogliate per gravità dopo un’accurata selezione manuale e i mosti subiscono lunghissime macerazioni. Tra i vari locali quello che mi colpisce è la splendida vinsantaia, appare infatti come un sacro tempio con i grappoli appesi ed i caratelli disposti in modo solenne a far maturare i pregiati nettari. Uno dei momenti più affascinanti è stata la visita delle cantine storiche: la splendida bottaia con la pareti segnate da secoli di respiro dei legni, ha un sapore commovente, così come la stanza che ospita la “riserva” di famiglia, con centinaia di bottiglie, di svariate annate, conservate anche a dimostrazione della capacità dei vini di sfidare il tempo. Concludiamo come vuole la tradizione nella sala degustazioni, dove con immenso piacere trovo ad attendermi una piccola-grande verticale di Bucerchiale. Mi siedo felice come un bambino dopo aver ricevuto il suo gioco preferito e Federico mi serve un paio di Chianti Riserva 2015 e 2014, giusto per apprezzarne i caratteri e differenze, un ottimo metodo per risvegliare i sensi e per avere un termine di paragone con i “fratelli” più famosi. Da quel momento è stato un viaggio emozianale nel vino e oltre, nei luoghi e nelle stagioni, attraverso 5 annate dalla 2013 (non ancora in commercio) fino alla 2009. Saltando più volte da un calice a l’altro, per apprezzare al meglio le evoluzioni da “arieggiamento”, ho annotato i tratti salienti di ogni annata, che vado di seguito a riproporvi.

 

2013 – Rubino di media carica, bel naso pulito e di buona complessità. Ciliegie nere, violette, speziatura dolce delicata e integrata, sottobosco. Pieno, appagante, sapido, con tannino fuso e passo lungo nonostante sia in divenire. Grande potenziale.


 2012
– Rubino alla vista, naso di giaggiolo, ribes rosso, ciliegia matura, frutti di rovo, note balsamiche e di erbe aromatiche, tocco ematico. Assaggio che rivela alcol tenuto a bada da acidi e tannini da manuale.

 

2011 – Annata calda, bello il colore e piacevole al naso che pare non aver risentito delle alte temperature. Ciliegia matura, mirtillo, fiori caratteristici e varietali, poi spezie, mineralità. Bocca che gioca tra alcol e tannino, con acidità moderata ma utile a snellirlo.

 

2010 – Mostra gli ultimi raggi porpora e risulta carnoso al naso quanto in bocca con prugne, more, uvetta, poi iris e spezie, sullo sfondo appare iodato. In bocca esplode nel frutto succoso e fresco, sul finale esce una tannicità perfettamente integrata, persistente. Vino in evoluzione, potrà trasformarsi.

 

2009 – Spostato al granato, di bella luminosità. I profumi raccontano una complessità immediata e diretta, con fiori appassiti, marasche e piccoli frutti rossi, menta, cannella, tabacco e tocchi ematici, affluivi ferrosi, cacao. In piacevole equilibrismo con acidità importante e tannini avvolgenti. Il migliore della batteria.

 

 

Come tutte le visite piacevoli il tempo è letteralmente volato e devo ripartire verso casa, mi metto così in marcia e dopo pochi km mi rendo conto di quanto la Rufina sia facilmente raggiungibile, essendo piuttosto vicina all’autostrada. Mentre rientro, come faccio sempre, ripenso a quanto appena vissuto, perchè ogni esperienza in cantina e in vigna è occasione di arricchimento umano e professionale, ed è bello quando ti rendi conto di aver scelto bene la meta…

 

 

 

www.selvapiana.it

Località Selvapiana, 50068 Rufina (FI)
tel: 055 8369848
e-mail: info@selvapiana.it

 

 

Alla prossima!!!

 

 

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