Castello di Volpaia

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Quando ho contattato il Castello di Volpaia per la realizzazione di un articolo, avevo sentito parlare della qualità della produzione, ma non conoscevo la realtà aziendale. Successivamente, grazie anche alle informazioni e le immagini che ho raccolto in rete, ho capito che sarebbe stato il luogo adatto a condurre un viaggio sensoriale, una di quelle realtà che vivono di vino, e che riescono a trasmettere un terroir in un bicchiere. Nell’attesa di avere un momento libero per recarmi in azienda per una visita, disponendo di bottiglie rappresentative di tre annate recenti, ho deciso di effettuare una sorta di “verticale”, per analizzare le caratteristiche legate al particolare andamento climatico, e per riuscire a tuffarmi con la mente in quei luoghi, dove il vino nasce. Prima di iniziare il viaggio è mio dovere parlarvi dell’azienda. Siamo nell’XI secolo, quando nasce il borgo (dal quale prenderà il nome la famiglia dei Della Volpaia), che ospita l’azienda. Siamo nel cuore del Chianti Classico, nelle vicinanze di Radda dove, In questa antica struttura, oggi possiamo travare cantine, tinaie, un’acetaia, un frantoio per la produzione di olio d’oliva, e tutt’intorno vigneti a perdita d’occhio. La storia, e la radicata tradizione vinicola, sono percettibili all’occhio e, immagino, al naso, in ogni angolo del borgo. Oggi l’azienda è condotta dalla famiglia Stianti Mascheroni che, con il supporto di validi collaboratori tra i quali il noto enologo Riccardo Cotarella, mantiene in vita la storia del borgo, e porta avanti una tradizione vinicola improntata su canoni di qualità e tipicità. I terreni, costituiti da limo, sabbia e argilla, insieme al microclima, donano al sangiovese ricchezza aromatica, acidità, struttura e potenza. I vini che ne derivano sono tradizionalmente austeri e in grado di reggere il tempo. Detto questo, iniziamo il viaggio…un viaggio al contrario partendo dall’annata più recente…

Chianti Classico  2012

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Rubino, di media intensità colorante. Il naso, non potentissimo, presenta classici sentori di ciliegia e frutta rossa sotto spirito, fiori freschi in macerazione, speziatura di cannella, e una sottile mineralità, che ricorda la grafite. Bocca con impatto fruttato, con spinta dell’alcol, che cede il passo ad un tannino ben addomesticato, ma ancora vivo. Buona la struttura, con un’intensità moderata come al naso ,e una persistenza fatta di frutta e spezie, non eccessiva. Pronto da bere, potrà acquisire un maggiore equilibrio gusto – olfattivo in 1/2 anni.

 

Chianti Classico Riserva 2011

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Rubino compatto, con struttura e alcol percettibili già alla rotazione nel bicchiere. Naso, anche in questo caso, non eccessivo, ma dotato di un bel ventaglio di sfumature odorose. Frutti di bosco, ciliegie mature e in confettura, poi fiori in macerazione, cannella e una mineralità iodata/ferrosa. Equilibrio delle componenti in bocca spostato a favore delle durezze, con il tannino nella parte del leone, ben contrastato dall’alcol,  e una decisa sapidità. Intensità più decisa che all’olfatto, persistenza buona, con finale di bocca fruttato. Anche in questo campione, margini di miglioramento nel medio-lungo termine, e prospettiva concreta di arricchimento del patrimonio odoroso.

 

Chianti Classico DOCG Coltassala 2010

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Rubino carico, quasi impenetrabile, con riflessi granato. La notevole struttura è evidente già all’atto della mescita del vino. Naso potente, complesso e di qualità raffinata. Si riconoscono frutti rossi maturi, fiori in appassimento, note eteree. Sullo sfondo a reggere il quadro olfattivo spezie dolci, note minerali iodate, e una lieve tostatura di cacao. In bocca conferma il carattere. A differenza degli altri campioni è più fresco, con tannino levigato ed elegante, e dotato di una discreta presenza minerale. Struttura sontuosa, con leggera prevalenza delle componenti dure a scapito della completa avvolgenza. Intenso e persistente. Vino quasi alla massima espressione, ma se non avremo fretta di stapparlo, potremo avere belle sorprese tra qualche anno.

In sintesi, tre vini che sanno esprimere la tipicità e le potenzialità del Sangiovese, e del territorio. I primi due, risentono forse di annate calde, e risultano penalizzati in acidità, perdendo quindi in termini di piacevolezza di beva, cosa che invece non si avverte nel Cru Coltassala grazie anche ad un tannino setoso.

Gli appassionati, amanti del genere, confermeranno che i vini di cui sopra costituiscono dei modelli rappresentativi di quello che è il Chianti Classico. Se non potete andare, nell’attesa, fate come me, provate a viaggiare con i sensi…

http://www.castellodivolpaia.com

Al prossima!!!

 

 

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